Schiavi alla cassa


La questione sociale non è separabile dalla questione morale. Insieme compongono un quadro infernale, dove l’impunità diventa sistema e il lavoro diventa merce. Con gli amici di Qml ci siamo ripromessi di affrontare con attenzione pari a quella dedicata alla questione morale le varie declinazioni dell’emergenza sociale, a partire da casi concreti. Ecco un primo video, dedicato al pesante maltrattamento denunciato da una cassiera dell’Esselunga di Milano. L’introduzione e le interviste sono di Franz Baraggino.

I diritti di una cassiera valgono meno dei quattrini che deposita in cassa. Meno della fretta dei clienti, quelli che hanno sempre ragione. Valgono così poco che se ti scappa, per farla devi aspettare di finire il turno. Talmente poco da essere considerati indifendibili. E se li difendi, uno zelante collega potrebbe cercare di dissuaderti in nome della politica aziendale.
Qualcosa di simile è accaduto ad una donna di quarantaquattro anni, cassiera in un supermercato Esselunga a Milano. Anni fa mi servivo in quel supermercato!
Nella Repubblica fondata sul lavoro lo sfruttamento dei dipendenti viene ancora considerato uno strumento di profitto. Non si spiegherebbe, altrimenti, il cosiddetto mobbing. Né i tanti soprusi denunciati all’interno di grandi catene commerciali. Questo ignobile aspetto di talune ‘politiche aziendali’ trova terreno fertile nel precariato. Al lavoratore precario si può chiedere di più. Più flessibilità nei turni, più disponibilità di trasferimento, più obbedienza. Se non ti puoi permettere il lusso di rischiare il posto, ti adegui.
Niente a che vedere con la tutela del lavoratore di cui si riempie la bocca anche questa campagna elettorale. I sindacati denunciano la difficoltà crescente nel penetrare certe realtà, la paura di esporsi da parte dei dipendenti. Al Consiglio Comunale di Milano, la maggioranza di centro destra, legata da decennale amicizia e prodiga contribuzione al proprietario di Esselunga, Bernardo Caprotti, non sembra scandalizzarsi più di tanto.
Caprotti ora parla di “complotto”, denuncia l’ “intimidazione” sindacale e minaccia di querelare i giornalisti che, a suo dire, hanno esposto l’azienda a una “bieca luce”. L’arroganza di posizioni così spavaldamente inamovibili la dice lunga sull’attuale condizione di molti lavoratori e sul grado di tutela dei loro contratti.

Franz

Post scriptum

Per l’otto e il nove marzo è stato indetto uno sciopero della spesa presso i centri commerciali dell’Esselunga come forma di protesta per le condizioni dei lavoratori.

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Marcello Dell’Utri
Maurizio Belpietro

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I commenti dei lettori

In un paese in cui si stanno dimenticando tutti i diritti fondamentali rischiamo di cadere sempre più in basso, magari lentamente quasi senza rendercene conto.

Ormai il lavoro è considerato una forma di ricatto, non più un diritto costituzionale. Purtroppo la costituzione non va molto di moda oggigiorno.

siete degli idoli..continuate così!!

Io ho lavorato in quella galera che è l’esselunga e so che finche tutti lavoratori non si uniranno contro il regime dittatoriale che regna eni pnti vendita con sciperi manifestazioni e quant’altro nulla cambierà!
Lo dico prche quando provavo a far qualcosa tutti volevano aderire ma al momento di agire si tiravano indietro per paura di ritorsioni che puntalmente arrivavano ad oni tentativo di “ribellione”!!!
La pubblica opinione si dice indignata per quanto è successo… ed io mi chido se veramente uscisse fuori tutto il marcio che c’è in questo splendido giocattalo che il “dottor” Caprotti ha creato e porta avanti sulla nostra schiena cosa succederebbe?
La mia speranza è che, conoscendo l’italiano medio, non ci si dimentichi di questo accaduto tanto facilmente e che sempre più miei ex colleghi abbiano il coraggio di parlare dei soprusi che ogni giorno subiscono ed infine un ultimo pensiero ai politici che si riempiono la bocca in qusti giorni di parole come “diritti dei lavoratori”, “sicurezza sul posto di lavoro” e cose simili… abbiate la decenza almeno di stare zitti e di non fare gli sciacalli sulla pelle di noi lavoratori!