Secolo Mondadori

Cesare Previti
La Mondadori ha cent’anni. Da sedici è sotto il controllo dell’azienda-partito, grazie a una sentenza comprata da Cesare Previti con soldi tratti da un conto di una società di Silvio Berlusconi. Lo ha stabilito in modo definitivo la giustizia italiana nel luglio 2007.
Per sondare gli umori dell’elite, l’altro giorno con alcuni amici di Qui Milano Libera abbiamo partecipato a un elegante convegno per il centenario della Mondadori e abbiamo posto la questione un po’ a tutti, dal custode del palazzo (che ha sospeso il giudizio in attesa di studiare le carte processuali) a Cesarone Romiti, che conosceva i fatti ma “…che vuoi, di scandali ce ne sono tanti…”, così mi ha detto. Naturalmente dieci minuti dopo il nostro arrivo qualcuno ha pensato bene di chiamare la digos. Non per costituirsi, ma per farci piantonare. C’era anche Ezio Mauro, direttore di Repubblica, che ha ammesso: “In nessun Paese serio un fatto del genere non produrrebbe scandalo”. Ferruccio De Bortoli si è fermato e ha risposto per alcuni minuti alle nostre domande, svicolando con quel suo stile così signorile. Poi si è liberato di un volumone celebrativo per regalarmelo. I più a disagio mi sono sembrati i manager della casa editrice. Sono usciti per ultimi, in gran fretta. Roberto Briglia, già esponente di Lotta Continua, mi ha risposto: “Mi mandi un curriculum se vuol fare il giornalista”. Preso dalla concitazione della fuga, forse non ha inteso che gli avevo chiesto un commento, non una raccomandazione. Maurizio Costa ha affrettato il passo, si è attaccato al telefonino spento e proprio non se l’è sentita di rilasciare dichiarazioni. C’è da capirli: non dev’essere facile per cultori del libero mercato come loro trovarsi a gestire un’azienda passata di mano mediante la corruzione di giudici.
Ma l’illuminazione della giornata è arrivata dal direttore del Corriere della Sera, l’ex maoista Paolo Mieli. Dopo avermi dato più volte del “maleducato” e prima di rilasciare un’intervista al tg4, con quella sua faccia da salotto buono ha affermato: “L’etica del capitalismo è essere bene educati”. Come abbiamo fatto a non capirlo prima? Mi raccomando, siate “maleducati” anche voi!
Ecco un primo video dell’incursione.



“Se la verità fosse lucrativa come la menzogna, se la sincerità desse più proventi della bugia, allora, ecco che vivremo in un mondo migliore” (J. Saramago)