Agente Betulla

C’era due volte Renato Farina, detto agente Betulla, nato a Desio il 10 novembre 1954. Professione: Patriota al servizio di Sismi e Cia. Lavoro di copertura: giornalista di Libero. Betulla è un uomo di saldi valori: crede in Dio, nella Patria, nella Famiglia e nella sua missione di giornalista d’intelligence. E per questo è incompreso, calunniato, bistrattato, lui che ha fatto tanto bene all’Italia. Ha salvato la vita a Giuliana Sgrena, così racconta egli stesso, ha contribuito a difendere i valori dell’Occidente e a esportare la democrazia in Mesopotamia, si è battuto per evitare la guerra in Jugoslavia, ha condotto campagne di moralizzazione della vita pubblica insieme a Vittorio Feltri, ha contribuito a diffondere i sani principii del libero mercato a fianco di Berlusconi, Previti e Dell’utri, su un giornale pacato, civile, nato come organo del partito monarchico e per questo finanziato dallo Stato. A uno così bisognerebbe dare l’Ambrogino d’oro, o almeno il Taormina di bronzo. E invece che fanno, i comunisti invidiosi? Lo radiano dall’ordine dei giornalisti! Per sdebitarsi con lo Stato il patriota Betulla ha cercato di impedire con tutte le sue forze che una prestigiosa Istituzione come il Sismi fosse delegittimata dalle menzogne di certi giornalisti e magistrati. I soliti disfattisti antitaliani e antiamericani. Gli stessi che venivano schedati dal servitore dello Stato Pio Pompa, per gravi motivi di sicurezza nazionale. L’agente Betulla scriveva notizie utili ai committenti e setacciava informazioni sensibili per riferirle a Pompa, detto Montale, che a sua volta riferiva al generale Pollari, detto Omissis. E in tal modo, grazie a siffatti galantuomini, la lotta al terrorismo internazionale ha raggiunto vette prima impensate. Si accontentava di poco, l’agente Betulla, di un modesto rimborso spese, per non gravare troppo sulle casse di Libero. Niente a confronto dei servigi resi alla Nazione. Come il sofisticato lavoro di controspionaggio nei confronti dei magistrati felloni Spataro e Pomarici, che il nostro eroe finse di intervistare per ghermirne astutamente i segreti. E peccato che le toghe rosse e fellone in quell’occasione gli accordarono l’intervista per poterlo meglio incastrare: capita anche ai migliori 007. Meno di niente, quei trenta (mila) denari, se pensiamo al sacrificio che il socratico Betulla dovette sopportare in aggiunta alla radiazione dal prestigiosissimo albo dei giornalisti: il patteggiamento di una pena di sei mesi ri reclusione per favoreggiamento, che poteri forti e orco giustizialista - ricorda oggi l’agente Betulla, senza più fiducia nella giustizia degli uomini - lo obbligarono ad accettare, da innocente. Nessuno è profeta in patria, e nemmeno Betulla. Ma per fortuna qualche amico gli è rimasto. Il buon Feltri, che continua a ospitare i suoi patriottici editoriali sulla prima pagina di Libero in nome del Vale Tutto, che è il motto della ditta. E il buon Silvio, che lo stima e gli vuole bene. Ricambiato, con tanta disinteressata devozione, e lingua stesa sui vialetti di Villa La Certosa.
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bhe sulla casta dei banchieri come dare torto a BETULLA?!