14 novembre - La corruzione in Italia

Quindici anni fa l’inchiesta Mani Pulite svelava un sistema di corruzione che, per lunghi anni, aveva ingrassato la politica e l’imprenditoria del nostro Paese. A seguito dello sconcerto provocato nell’opinione pubblica, le istituzioni si decisero a seri provvedimenti. Leggi più severe vennero promulgate con il duplice scopo di disincentivare il malcostume e di garantire lo svolgimento dei processi e la certezza delle pene. Alla magistratura furono attribuiti strumenti giuridici più idonei e più volte si volle ribadire il valore della sua autonomia rispetto agli altri poteri dello stato. Nel giro di dieci anni il fenomeno della corruzione è stato praticamente debellato. Il nostro Paese ha ancora tanti problemi irrisolti, ma la corruzione non è più tra questi.
Eh no! Purtroppo le cose sono andate diversamente: decisamente peggio. Piercamillo Davigo, uno dei protagonisti di Mani Pulite ora giudice di cassazione, e Grazia Mannozzi, docente di diritto penale, hanno raccolto un’enorme quantità di dati su processi e condanne in materia di corruzione degli ultimi vent’anni. I risultati sono sconfortanti. In Italia la corruzione è faticosamente perseguibile e difficilmente punibile. Inoltre, dalla ricerca dell’ex pm traspare la scarsa volontà, in tanta parte degli organi preposti, di combattere il fenomeno. Lo sconforto cresce quando l’analisi di questi dati incontra quella dell’attività del legislatore per la stessa materia. E qui, come fanno gli autori, bisogna distinguere tra le leggi che sono state fatte per depenalizzare alcune fattispecie, accorciare la prescrizione, indebolire i processi, e quelle leggi o proposte di legge che vorrebbero subordinare la magistratura, i pm in particolar modo, al potere politico. Berlusconi sogna la cosiddetta “separazione delle carriere”, ma anche la sinistra non pare aver molto in contrario, anzi.
A quindici anni da Tangentopoli poco o nulla è stato fatto per sconfiggere il fenomeno della corruzione. Furbetti vecchi e nuovi vivacchiano come se mai nulla fosse successo. Produrre fondi neri è più facile grazie ad una delle leggi ad personam del Cavaliere. Investirli sarà solo una questione di opportunità.
Mercoledì 14 novembre, ore 21, al Teatro alle Colonne di San Lorenzo in Corso di Porta Ticinese 45, Qui Milano Libera affronta l’argomento con Piercamillo Davigo, con lo scrittore Corrado Stajano e con Basilio Rizzo, da vent’anni al comune di Milano, tra i primi a denuciare i fatti di corruzione che portarono alle inchieste di Tangentopoli. Tra analisi giuridica e memoria dei fatti cercheremo di capire in quali acque naviga oggi la giustizia italiana e quali siano le soluzioni auspicabili, non fosse già troppo tardi.
Vi aspettiamo numerosi, ecco il volantino



SWIFT è uno dei più loschi e segreti centri del potere bancario internazionale, esente da qualunque controllo e al disopra delle leggi.
Attorno a questa istituzione corrono voci di complicità in riciclaggi colossali; si parla di omicidi e morti misteriose.
L’allarme che lancia il lettore è molto fondato, ed ancora più grave di quanto si possa valutare a tutta prima.
Basta pensare che SWIFT consegna ai servizi segreti USA, con la scusa della «lotta al terrorismo», tutti i dati sulle transazioni internazionali operate dalle grandi imprese europee.
Le trattative, le offerte (e le mazzette eventuali) tra la società che fabbrica l’Airbus e i potenziali clienti (spesso sono degli stati) non hanno segreti per Boeing, a cui la CIA si affretterà a farli giungere.
Tutto ciò che la Fiat, l’ENI o una qualunque multinazionale europea fa all’estero viene conosciuto dagli Stati Uniti.
Si aggiunga una cosa evidente: che eventuali terroristi si servono dei canali sicurissimi delle reti caritative islamiche, basate su accordi fiduciari e verbali, che non passano certo attraverso la camera di compensazione SWIFT.
Il «terrorismo» è una scusa palese: semplicemente, si è consegnata l’economia imprenditoriale europea allo spionaggio americano.
Ciò per volontà dei maggiordomi degli USA che ci comandano da Bruxelles per conto del loro (e nostro) padrone: Banca Centrale, Barroso, Solana, fate voi i nomi.
Qualcosa che configura l’alto tradimento.
Ad ogni modo, bravissimi, continuate così!