Alessandro Profumo


Alessandro Profumo si avvale della facoltà di non rispondere. L’uomo è brillante, ma timido: basta sussurrargli una innocua parolina per zittirlo. La parolina è: Geronzi. La prima volta che lo incontrai abbandonò una conferenza perché non voleva essere ripreso dalla nostra videocamera. L’altra sera l’ho incrociato alla festa dell’Unità di Milano, mentre passeggiava teneramente tra gli stand insieme a Gad Lerner. Gli ho chiesto conto della nomina del suo alleato Cesare Geronzi alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Mediobanca. Non ha risposto. Ho insistito. Silenzio. Solo una smorfia di disappunto, una mano a coprire l’obiettivo e il sorriso imbarazzato della moglie. Questa volta almeno non è scappato, evidentemente si sente al sicuro tra i militanti post-diessini: alcuni dei quali, infatti, hanno inveito contro di noi, rei di turbare l’ascolto del monologo del ministro Bersani, anch’egli muto sul caso Geronzi. Ho pensato ingenuamente che almeno Gad Lerner, antico cronista d’assalto di Lotta Continua, trovasse il fegato per una breve risposta. Niente. Prevale in questi casi la fedeltà all’amicizia altolocata. Abbronzato, disteso, ridacchiante l’Infedele si è limitato a dire: non è questa la sede e poi io di Geronzi ho già scritto su Vanity Fair. Poi ha scortato l’amico banchiere fino all’uscita. “Vuoi dormire da me?”, questa l’ultima premura. Se incontrate Profumo rivolgetegli anche voi una domandina su Geronzi e l’etica del capitalismo: in un Paese serio il gran capo di Capitalia non potrebbe nemmeno vendere aspirapolvere alle feste di partito. Onore intanto a Massimo Riva, anziano giornalista economico, che sulle colonne dell’Espresso a metà agosto ha posto la questione senza troppi giri di parole. Ecco il video del siparietto con il Muto di Milano. (Piero)

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Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione. (Henry Ford)