F 35, intervista a Gianni Alioti
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Davvero è indispensabile investire miliardi di euro in aerei da guerra? Il ministro Mussi ha cercato di tranquillizzarci dicendo che si tratta di decisioni del precedente governo, mentre l’attuale ha diminuito la spesa militare. Ma il dubbio c’è. E siamo ancora in attesa della risposta scritta promessaci (lo scorso 11 giugno) dal ministro della difesa Arturo Parisi.
Intanto ho intervistato sul tema Gianni Alioti, dirigente della Cisl, che ha studiato le carte e spiega perché ritiene inopportuna la partecipazione del governo italiano al programma Joint Strike Fighter F 35. L’intera operazione non ha contorni precisi ed è avvolta in uno strano silenzio. Poca informazione sui media. Nessun dibattito parlamentare. Il dubbio è che l’investimento sia funzionale più agli interessi di una lobby che alle strategie di difesa nazionale. Non a caso incontra scetticismo anche presso le gerarchie militari. Quanto alle cosiddette “ricadute positive” in termini di sviluppo economico e occupazionale, si tratta di giustificazioni suggestive, che all’analisi dei fatti si rivelano però fragili se non inconsistenti. Questa è l’opinione di Gianni Alioti. Lieti di pubblicare nel prossimo futuro, se non riterranno “troppo aggressive” le nostre curiosità, le promesse controdeduzioni del ministro della difesa o quantomeno del suo sottosegretario: l’onorevole Forgieri, firmatario dell’accordo.



Ma quando la gente capirà di vivere in una colonia che fa parte di un disegno politico più grande, cioè un nuovo ordine mondiale?